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Il piano dimenticato di Baggio: come il Divin Codino voleva ricostruire il calcio italiano
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- Luca1987
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Una visione rivoluzionaria rimasta nel cassetto
Roberto Baggio, leggenda del calcio italiano, ha elaborato un ambizioso progetto di riforma del sistema calcistico nazionale che avrebbe potuto cambiare completamente il destino della Nazionale e dei vivai italiani. Nel 2010-2011, il Pallone d'Oro si è immerso in un lavoro straordinario, coordinando un team di 50 collaboratori per sviluppare un dossier di circa 900 pagine contenente linee guida rivoluzionarie per il rilancio del movimento.
I pilastri della riforma Baggio
Il progetto affrontava ogni aspetto della formazione calcistica con una visione moderna e pedagogica. Al centro c'era una riforma radicale del settore giovanile, basata sulla crescita tecnica e mentale piuttosto che sui risultati immediati. Baggio proponeva di eliminare la selezione precoce basata sulla prestanza fisica, dando spazio ai giovani dotati tecnicamente anche se meno "pronti" fisicamente.
Un altro elemento cruciale riguardava la formazione obbligatoria degli allenatori, con l'introduzione di materie fondamentali come psicologia dello sport, pedagogia e metodologia dell'allenamento. Il piano prevedeva anche investimenti nelle strutture locali, il potenziamento dei centri sportivi giovanili e il supporto concreto alle piccole società di provincia.
Inoltre, Baggio immaginava una collaborazione diretta tra scuola e calcio, introducendo l'educazione motoria e tecnica calcistica nei programmi scolastici. Il sistema prevedeva anche una divisione dell'Italia calcistica in 100 distretti, ciascuno con tre allenatori federali dedicati.
L'occasione persa
Il dossier fu presentato al Consiglio Federale nel dicembre 2011, ma l'accoglienza fu deludente. L'incontro durò solo poche decine di minuti, rivelando scarso interesse nel affrontare i problemi strutturali del calcio italiano. Il progetto rimase sostanzialmente ignorato, travolto da dinamiche politiche interne alla federazione e da resistenze al cambiamento.
Frustrato dall'impossibilità di portare avanti la riforma, Baggio si dimise dall'incarico nel gennaio 2013, denunciando come il piano fosse rimasto bloccato nei cassetti della burocrazia federale.
Un'eredità ancora attuale
A distanza di oltre un decennio, i problemi che Baggio aveva identificato rimangono irrisolti: produzione insufficiente di talenti, vivai disomogenei, scarsa formazione degli allenatori di base e ritardi nell'innovazione tecnica. Le mancate qualificazioni della Nazionale ai Mondiali del 2018 e 2022 rappresentano la prova tangibile di un sistema in crisi che avrebbe potuto beneficiare enormemente dalle proposte del Divin Codino.
Il piano di Baggio rimane un'occasione mancata, un documento che avrebbe potuto rappresentare la rinascita del calcio italiano se solo fosse stato preso sul serio dalle istituzioni federali.